Five Letter Lie
"C'era un artista italiano che si chiamava Alberti, che ha definito la bellezza: ha detto che è la somma di tutte le parti messe insieme, in maniera tale che non è necessario aggiungere, né togliere niente, né alterare". Cit.
Tre decadi ed uno sputo di vita, eppure già vivo nel passato, qualcosa che cerco di scaricare ad ogni angolo ma che continua a tormentarmi, un peso che rende la schiena ricurva, le gambe pesanti, la vista offuscata; cerco di ignorarlo e spesso ci riesco, ma ogni tanto, quando i clacson, i rumori delle auto e della gente che si muove come in un piccolo formicaio pieno di operaie laboriose si ferma, proprio quando riesco a trovare quell'attimo di silenzio e riesco a svuotare la mente dai miei pensieri da formichina da colonia, ecco che tornano in mente pensieri che vorrei semplicemente, svanissero. Memorie e tormenti di un passato ambivalente. La prima domanda che ti fai è "perchè non riesco ad andare avanti? Perchè non riesco a togliere l'ancora e navigare ancora? L'oceano potrebbe essere mio, eppure sono ancora bloccato in una secca!"
7 mesi fà chiusi una porta, un ingresso che avevo già chiuso ma riaperto più volte, per debolezza, devozione, paura, cuore; solo che quel giorno decisi di chiuderla per sempre. Scelsi di iniziare a vivere una sindrome da seconda vita perchè di base, quel giorno persi ogni scintilla vitale, solo una scintilla perchè le fiamme eran già state spente. Qualcuno le aveva estinte, e non se ne rese mai conto, il dolore più grande. Iniziai a percorrere un altra strada con scarsa convinzione ma bensì spinto da un senso di dovere, la necessità di ritrovare uno scopo. Prima pensavo fosse un altro, e questo scopo era una donna, nella quale vedevo quel concetto di bellezza espresso prima tramite una citazione, vedevo quello e molto di più.
Iniziai ad usare sinonimi come fossero maschere, così la parola fuga divenne trasferimento, bisogno di ricominciare da capo divenne necessità lavorativa, il suo nome divenne semplicemente, silenzio. Subito si palesò quanto sarebbe stato complicato buttare un piede di fronte all'altro, per cercare di riprendere in mano le redini di una vita che avevo semplicemente regalato, come pegno d'amore ad un altra persona, ed insieme al cuore donai un arma per pugnalarlo,sulla lama scrissi "fiducia, fede in te", sperando che non lo usasse mai. Perchè non serve avere fede in Dio quando con immane coglioneria scegli di fidarti di una persona al punto tale da dimenticare la fiducia in te stesso, distruggendo soprattutto per mano tua la propria autostima, nella falsa convinzione che il valore della tua anima potesse essere rimesso al giudizio di un altra persona; e la credevi degna di tutto ciò, continuavi a vederla ammantata da quel velo di perfezione, beffato da un empatia con ogni probabilità pilotata, ubriaco da quelle stupende sensazioni che avevi cercato per una vita, e che ora erano tutte li, nello stesso istante, a cantare per te che la salita era terminata, che la vetta era ormai raggiunta e che non saresti mai morto.
Il problema di ogni persona credo risieda nell'enorme difficoltà di accettare la propria caducità, forse per orgoglio o magari per paura, ma è davvero complicato dire che in fondo, un fianco scoperto lo abbiamo tutti, e la più grande sfortuna sta proprio quando decidi di mostrarlo ad una persona che finge di accarezzarlo con mano amorevole mentre carica il colpo che segnerà il knock out. Alcuni si rinchiudono in un guscio sperando di guarire, altri cercano soluzioni palliative come ad esempio mettersi a lato persone delle quali sai poco, e delle quali in fondo, non te ne frega neanche un cazzo. Tentativi maldestri di chiudere una falda, perchè diciamolo chiaramente, da soli magari non ne siamo capaci.
Però ti appelli ai luoghi comuni, come quello de "il tempo cura tutte le ferite"; non conosco chi abbia inventato questo detto, ma probabilmente si sarà dimenticato (omissione) di dire che le cicatrici a volte ritornano a fare male. Una svista letale.
Poi arriva una sera, questa sera, dove il sonno e la stanchezza dopo una lunghissima giornata sono veramente pesanti, ma appena provi a chiudere gli occhi vieni assalito da mille flashback di momenti, periodi che oramai appartengono al passato, e che per quanta sofferenza ti abbiano arrecato perchè felici di sicuro non lo sono stati, ti nascondono sapientemente decine e decine di atti degni del miglior carnefice a favore di pochissimi atti dove ti sei sentito estasiato, sereno, oserei dire completo. E nonostante l'inconfutabile verità che l'unico regista della tua vita sei tu, l'unico in grado di creare mostri e di farli sparire, di riempire una stanza con le ombre del tuo cuore ma anche di aprire un varco di pura luce, nonostante tu sappia che hai tutte le armi che ti servono per fronteggiare tutto, non riesci a combattere, rimanendo fermo come un proiettile in una pistola carica, nell'unico istante dove è lecito, doveroso sparare. Spararti via da quella realtà
Perchè in fondo siamo proprio fatti male, perchè non riusciamo a comprendere a pieno che una scelta comporta sempre una rinuncia, e siamo anche tutti un pò egoisti, perchè non riusciamo ad accettare che in alcune circostanze, in alcune delicatissime fasi della nostra vita, dobbiamo accettare che al bisturi segue la sutura, e che dopo la guarigione quella cicatrice resterà li a ricordarci quanto abbiamo sanguinato. Ma anche il più sanguinante dei cuori può essere guarito (così almeno dicevano in un film stupendo), ma la pazienza no, quella non basta mai nel mio caso, non sembra essere il mio primo pregio. O forse quella ferita fù davvero profonda come lo era il mio amore per quella persona? Ennesimo diavolo da portarsi nel cuore, per imbruttirsi ancora di più.
